Tasse trading online

Investire sui mercati finanziari è senza ombra di dubbio in grande crescita negli ultimi mesi, anche grazie alla presenza di grandi broker regolati, tra cui Plus500 ed eToro (giusto per citarne due) che stanno rendendo la vita facile a tutti quelli che vogliono investire, anche dal proprio smartphone, in totale tranquillità.

Tuttavia, non è tutto oro quel che luccica, in quanto con l’arrivo dei primi broker e delle prime modalità per investire online, sono spuntate inevitabilmente anche le normative per la tassazione dei guadagni che arrivano dal trading online.

Attraverso questa guida, ci occuperemo di scoprire come dichiarare all’Agenzia delle Entrate i guadagni che sono stati fatti attraverso il trading online. Guadagni che in gergo tecnico, si chiamano “plusvalenze”, e devono essere dichiarate quindi nell’apposito modello unico, e pagate con il modello F24, che al momento prevede una tassazione che è pari al 26%.

Che cos’è e come funziona il mondo del trading online


Prima di parlare di come funziona la tassazione del trading online nel 2016
, cerchiamo di capire che cos’è il trading online e come funziona. Per definire il trading online o TOL è molto semplice. Il trading online è uno strumento finanziario che consente essenzialmente a tutti i trader di fare operazioni di acquisto e di vendita sui titoli di borsa, ma anche sulle valute forex.

Il trading online sicuro e sostenibile, è necessario farlo prendendo le dovute precauzioni. Il trading online, potrebbe sembrare un’operazione difficile da fare, ma in realtà si tratta di una modalità di investimento molto sicura, se si scelgono gli intermediari autorizzati riconosciuti sul suolo nazionale dalla CONSOB, ed europeo attraverso la CySEC, o da qualsiasi altro ente di regolamentazione, come ad esempio la FCA.

Adesso che il trading online è stato affrontato, vediamo dunque come c’è da comportarsi nei confronti del Fisco Italiano.

Trading Online: fisco

Per quanto riguarda il trading online, è presente attualmente una tassazione che è pari al 26%, da dichiarare attraverso il modello unico. Ci sono sostanzialmente 2 regimi fiscali ben precisi:

  1. Regime dichiarativo
  2. Regime sostitutivo

Attraverso il regime dichiarativo, il trading avrà l’obbligo di fare autonomamente il pagamento delle tasse sulle plusvalenze (sui guadagni) che verranno riscossi con il trading online. Dovrà essere quindi necessario specificare accuratamente i proventi, con la dichiarazione dei redditi, come viene fatto solitamente durante il pagamento delle tasse.

Per quanto concerne invece il regime sostitutivo, ovvero il broker con sostituto d’imposta, la dichiarazione avviene in automatico, in quanto sarà il broker a dedurre automaticamente le tasse dal nostro account. Non ci sarà quindi alcun obbligo di natura fiscale, in quanto penserà a tutto il broker.

Tasse Trading Online: come compilare

L’atto della compilazione della dichiarazione dei redditi è molto importante. Per evitare qualsiasi tipo di equivoci, ecco la guida per compilare il modello della dichiarazione dei redditi Modello Unico, in maniera chiara e semplice.

All’interno del modello unico, è presente il quadro “RT”, che è una sezione particolare che può contenere le plusvalenze di tipo finanziario. Può essere ovviamente compilato, ed è proprio la sezione apposita per il trading online.

Deve quindi essere compilato l’importo dei guadagni, delle plusvalenze quindi, nella parte II-B che si trova al rigo RT41. Questa è quindi l’apposita sezione che viene utilizzata per dichiarare le tasse sul trading.

Si paga solo se si è in profitto

Forse uno dei più grandi vantaggi della tassazione sul Forex, è che si paga solo e soltanto se si è in guadagno. Nel trading online, si paga le tasse solo si riceve una “plusvalenza” dal proprio trading online.

Se ad esempio a inizio anno si versano 500 euro
, e a fine anno il conto è di 1000 euro, significa che andranno pagate le tasse su quei 500 euro di plusvalenza.

Se invece si parte con 500, e a fine anno sul conto ci saranno sempre quei 500. Non si dovrà pagare alcunché di tasse.

Se invece si partisse da 500, per avere poi a fine anno 400, non si dovrà pagare le tasse, in quanto le minusvalenze sono minori delle plusvalenze. Si paga solo se si è profittevoli.

Come non pagare le tasse nel Trading Online

Ecco come non pagare le tasse nel Trading Online: Tuttavia è consigliabile dichiarare anche le minusvalenze, in quanto se nel 2017 vengono persi 500 euro, e nel 2018 viene guadagnata una cifra di 1000 euro, la tassa da pagare sarà soltanto su 500. Quindi l’imponibile delle tasse da versare, sarà sulla base dei 500, e non sui 1000. Si tratta quindi di un espediente molto intelligente per risparmiare denaro.

Ricordiamo che è possibile abbattere l’imponibile con le minusvalenze degli anni precedenti, per un massimo di 4 anni a venire. Quindi se, ad esempio, la minusvalenza degli ultimi 4 anni è di 4000 euro, e quest’anno vengono guadagnati 4000 euro con il trading online, l’imponibile (ovvero: le tasse da pagare) saranno pari a zero.

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